lunedì, maggio 04, 2009
Neri inverni d’Ungheria:
è scoppiata la Controrivoluzione.
Nere città d’Ungheria:
i fratelli bianchi uccidono.
Neri ricordi d’Ungheria:
i fratelli borghesi non perdonano.
Nera pace d’Ungheria:
chiedono sangue per le colpe di Stalin.
Nero sole d’Ungheria:
le colpe di Stalin sono le nostre colpe*
(La Rabbia di Pasolini)
(*e quelle di Berlusconi?)
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15:53
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sabato, febbraio 07, 2009
Nel pieno delle mie facoltà fisiche e mentali dichiaro di essere favorevole all'eutanasia e di autorizzare medici competenti a indurre il mio organismo ad una morte serena e priva di sofferenze, qualora si presentasse una situazione di gravi difficoltà di salute (come ad esempio nel caso in cui fossi vittima di un incidente che pregiudicasse le mie capacità mentali e/o fisiche). Dichiaro inoltre di essere contraria alla possibilità che questa mia decisione presa in assoluta consapevolezza e lucidità venga impedita da persone della mia famiglia e non; tantomeno da politici che ostacolerebbero questa presa di posizione solo per interessi personali e a causa di una falsa moralità che tenta di mascherare una grande ipocrisia. Consapevole che in Italia, ad oggi, non esista ancora una legge che consenta ad ogni individuo di decidere per la propria morte, mi aspetto comunque che queste mie volontà vengano rispettate. Su Eluana Englaro:
ilparadisoallimprovviso alle ore
15:25
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mercoledì, gennaio 21, 2009
E dopo l’ennesima sconfitta della giustizia non sono sicura di come mi devo sentire : se farmi prendere dalla rabbia in modo eccessivo e lasciarmi andare alle conseguenze che potrebbe provocare, oppure se lasciarmi vincere dallo sconforto, dalla rassegnazione, dal pensiero svilente che “tanto vincono sempre loro”.
Mi riferisco a ciò che è appena accaduto al procuratore di Salerno, Luigi Apicella, sospeso dalle sue funzioni.
Qualcuno ne ha sentito parlare approfonditamente in televisione o sui giornali, per caso?? No perché io non sono ancora riuscita a capire quale sia la motivazione ufficiale, anche se conosco bene il motivo reale per cui un procuratore –o un magistrato come nel caso di De Magistris e purtroppo tanti altri- non possa fare il suo dannato e onesto lavoro senza che gli vengano messi continuamente i bastoni tra le ruote.
Questa è l’ennesima sconfitta di tutti gli onesti che subiscono la sopraffazione di un potere che sembra sempre più forte ma che potrebbe essere arginato, forse attutito, se i cittadini capissero e riconoscessero le proprie responsabilità individuali.
Perciò capisco il senso di impotenza delle persone più sensibili verso questi temi perché è la stessa che sento io; penso anche però che soprattutto in questi momenti non sia giusto lasciarsi andare a certi sentimenti ma si debba anzi cercare la propria forza interiore, credere con ancor più convinzione ai propri ideali (che per alcuni sono utopie) e unirsi agli altri per farsi forza, per provare a cercare le soluzioni che ci consentiranno di opporci con determinazione a certi soprusi, se non addirittura a cambiare le cose.
E’ da tempo che provo ad immaginare una soluzione e il fatto di non averla ancora trovata mi dà per fortuna la forza di continuare a cercarla con maggior convinzione e determinazione.
Qui non è più e non è solo una questione morale ma si tratta piuttosto di possedere una coscienza civile, di capire appunto che è nostro dovere far sentire il nostro dissenso ad una politica che non ha nemmeno più il diritto di essere considerata tale perché non si occupa da tempo degli interessi dei cittadini ma continua ad abusare del proprio potere esclusivamente per gli interessi propri e della solita èlite e per perpetuare una corruzione che coincide sempre più spesso con un sistema mafioso che pervade e intacca la società intera.
Come fa la gente a non capirlo, accidenti?
Capisco che essere assoggettati ad un continuo terrorismo psicologico (mediatico, eccetera) sollevi almeno in minima parte dalle proprie responsabilità ma penso anche che un essere umano dotato di un’intelligenza anche poco straordinaria non possa non accorgersi di che cosa sia il mondo e in particolare il nostro Paese, che è uno degli esempi peggiori del presente e del passato.
Possibile che quello che viene considerato aberrante e addirittura criminoso nella maggior parte degli altri Paesi assuma invece nel nostro il significato di normalità? Possibile che siamo talmente abituati alla corruzione e alla sopraffazione da non essere nemmeno più capaci di riconoscere la differenza tra ciò che lo è e ciò che non lo è?
Io pretendo un mondo migliore perché quello che mi hanno lasciato in eredità non mi piace e non l’ho scelto.
Voglio che i politici che continuano ad alimentare il proprio potere per i motivi contrari a quelli che dovrebbero essere (ossia per fare il bene del proprio paese) se ne vadano a casa a giocare a monopoli o a risiko; che quelli che continuano a delinquere indisturbati vengano processati da una magistratura che è tornata a riappropriarsi dei suoi diritti (o più semplicemente del proprio lavoro).
E soprattutto desidero che i cittadini si rendano conto delle responsabilità verso le quali vengono continuamente meno; che capiscano che abbiamo tutti almeno una possibilità e che, come continuo a ripetermi da tempo, sia necessario provare a cambiare le cose prima di dire che non si può.
ilparadisoallimprovviso alle ore
09:32
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giovedì, gennaio 01, 2009
Silvio Berlusconi è stato mandato in esilio in un igloo in Alaska con tutta la sua famiglia -nipoti, zii e cugini di I, II e III grado compresi- insieme alle loro televisioni. La televisione non esiste proprio più e i giornali sono stati superati dall'informazione virtuale accessibile gratuitamente a tutti; informazione eseguita da una serie di persone capaci che non hanno niente a che fare col vecchio giornalismo ma che conoscono bene il significato di verità e lo attuano quotidianamente attraverso il loro lavoro. Il cancro del Vaticano è finalmente stato estirpato dall'Italia e dal mondo intero, e i suoi beni incommensurabili distribuiti a tutte le popolazioni bisognose, sanando tra l'altro anche il debito pubblico. Le carceri sono state sgombrate per lasciar spazio a tutti quei politici corrotti e criminali perchè paghino la giusta pena per ogni singolo reato commesso. I carcerati liberati sono stati mandati a fare missioni di volontariato nei Paesi poveri. Il Parlamento non esiste più e sulle sue ceneri è sorta la più grande e rinomata -nonchè gratuita- Università italiana. Le banche sono state chiuse e i cittadini si sono finalmente riappropriati dei propri soldi, mandando in carcere anche tutti quei banchieri grazie ai quali il nostro Paese è andato in rovina. La scuola è finalmente diventata un luogo dove si apprendono cose reali e concrete, sia del passato che del presente, che serviranno ai ragazzi per essere formati in modo solido e giusto, e per insegnare loro a vivere pretendendo sempre da loro stessi e dagli altri verità e giustizia. E dove il principio più importante di tutti è l'insegnamento di Socrate : "conosci te stesso". I servizi sanitari sono sempre gratuiti ma non solo per modo di dire: sono stati cancellati quelli privati per lasciar spazio a quelli pubblici attraverso i quali medici qualificati si prendono cura a tempo pieno e in modo efficace di tutte le problematiche di ogni singola persona. I crimini orrendi commessi contro l'umanità come l'olocausto e tutti quegli orrori avvenuti sotto qualsiasi forma di dittatura, fascismo e oligarchia sono sì un lontano ricordo ma un ricordo tenuto vivo ogni giorno da ogni singolo cittadino che si impegna ad alimentarlo attraverso un esercizio costante della memoria. Tutti i cittadini si sono finalmente svegliati dal loro lungo torpore e si sono accorti che le parole di persone come Beppe Grillo -per citarne uno a caso- non erano volte ai loro interessi personali bensì a quelli dei cittadini, per la salvezza loro e dell'intero Paese. Infine, l'Italia ha compiuto un notevole passo evolutivo nella sua storia, superando in modernità tutti gli altri Paesi. Il nostro è diventato un Paese dove il rispetto per l'ambiente è al pari di quello per ogni essere umano, persona o animale che sia. Un Paese in cui la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani viene rispettata da tutti e appesa in tutte le case al posto del crocifisso. E' questo quello che mi auguro e vi auguro di tutto cuore per un futuro non troppo lontano.
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14:15
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martedì, dicembre 09, 2008
A Pordenone, il 7 dicembre, c’è stato un convegno organizzato dalla funima international per parlare della “giustizia scomparsa”. Oltre ai fondatori dell’associazione, erano previsti ospiti come Salvatore Borsellino e Luigi De Magistris. La funima international (www.funimainternational.org) è un’associazione onlus fondata nel 2005 da Raul Bagatello, formata da volontari che cercano di aiutare le popolazioni che ancor oggi subiscono gravi violazioni dei diritti umani, quali la mancanza di cibo e d’acqua e di strutture sanitarie e scolastiche adeguate. L’associazione opera principalmente in Argentina, Paese dal quale proviene il suo fondatore, ma anche in Paraguay e Uruguay. Inutile dire che come tutte le associazioni umanitarie fondate da volontari lasciati alla deriva dalle autorità (ma se i governi facessero il loro dovere, non ci sarebbe bisogno che cittadini “normalissimi” creino da sé queste associazioni, no?), c’è un gran bisogno di fondi per poter aiutare queste popolazioni e per poter concretizzare validi progetti. Nel loro sito si possono trovare tutte le informazioni necessarie e quelle relative ai progetti realizzati. Inoltre organizzano diversi convegni in giro per l’Italia per promuovere le loro iniziative e per far conoscere la realtà delle popolazioni che vivono nella miseria e che hanno bisogno di essere aiutate da tutti. Uno dei sostenitori di questa associazione è Giorgio Bongiovanni, che io non conoscevo. Bongiovanni, oltre ad avere una storia personale quantomeno curiosa (è stigmatizzato) è, per così dire, un gran sostenitore della Verità. E’ fondatore di una rivista che vorrebbe informare la gente sulla mafia e sulla politica -e soprattutto sugli intrecci tra mafia e politica- (www.antimafiaduemila.com) ma che non ha gran successo di riuscita dato che le stampe vengono spesso boicottate. E’ anche curatore –e autore- di libri tra cui uno su Borsellino (giustizia e verità), che non credo si trovi facilmente in libreria. Insomma, questo mi basta e avanza per incuriosirmi molto sulla sua persona e per spingermi a fare delle ricerche approfondite. Il convegno è stato diviso in due parti : nella prima è stata presentata soprattutto l’associazione con le varie problematiche che cerca di risolvere e sono intervenuti i fondatori dell’associazione (Bagatello, Bongiovanni) e altri relatori, tra cui Guido Barbera (presidente cipsi : www.cipsi.it). Nella seconda invece si è discusso più di politica e di “giustizia” (scomparsa, appunto) ed è intervenuto l’unico ospite che alla fine è potuto venire, ossia Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino. Oltre ad aver fatto molte foto durante il convegno, sono riuscita a filmare anche diversi minuti dell’intervento di Borsellino ma purtroppo ho problemi a scaricare i video e, pur provandoci da due giorni, non sono ancora riuscita a risolverli. E’ un peccato perché tutti dovrebbero poter ascoltare le parole di Borsellino : parole di un uomo sofferente per le ingiustizie che subisce almeno da quel maledetto 19 luglio del 1992, quando gli hanno ammazzato il fratello. La storia di Paolo Borsellino la conosciamo tutti, mi auguro. Ma quello che non tutti conosciamo sono i retroscena di quell’attentato. Non avendo preso appunti non posso rischiare di riportare notizie che sarebbero senz’altro inesatte e sommarie ma il succo di quel discorso mi ha permesso di farmi un’idea ben precisa di come siano andate le cose e di togliermi qualsiasi eventuale dubbio che potessi avere : Paolo Borsellino e Giovanni Falcone (ma anche il pool di magistrati che si era formato, senza dimenticare tutte le persone che facevano parte della scorta) è stato fatto fuori da quello stesso Stato per il quale loro cercavano di lavorare onestamente e con gran coraggio. Gli esecutori materiali di quelle stragi potranno anche essere i mafiosi, ma i mandanti, come per altri casi eclatanti (vedi Pasolini), occupano posti ben in vista…talmente ben in vista da risultare intoccabili. Se non bastasse c’è anche un film (che di inventato avrà al massimo la parte “romanzata”, quella che dà della famiglia del Magistrato un’immagine di famiglia ideale, modello quasi) che è stato fatto su Paolo Borsellino e che spiega con chiarezza il lavoro dei due Magistrati, e di come siano stati lasciati soli proprio da chi avrebbe dovuto proteggerli. Soli e nelle condizioni peggiori che si possano immaginare, cercando di mettere loro i bastoni tra le ruote e facendoli fuori quando era chiaro che avrebbero sollevato un polverone mai visto, in Italia, se solo avessero potuto continuare a svolgere il loro lavoro. Basti pensare a tutti gli arresti fatti in quegli anni, oltre al maxiprocesso degli anni ’80… Le cose sono molto peggiorate, dopo il 1992. Aveva ragione Antonino Caponnetto a dire, visibilmente turbato e sotto shock dopo l’attentato a Borsellino, che era finito tutto. Certo che è finito tutto! Dopo di loro non era più possibile coltivare la speranza. E la gente la si mette a tacere facilmente, malgrado l’esplosione di rabbia avvenuta durante i funerali di Borsellino….tutto torna al suo posto, alla normalità. La gente non ha memoria, è facile così rimetterla nel suo recinto. E così è stato. Per quanto mi riguarda, nonostante mi renda conto che sta succedendo la stessa ignobile ingiustizia anche a De Magistris, non credo che si “rischierà” mai di tornare a quegli anni, a quella sete di giustizia e di verità. Ci hanno in pugno perché ci manovrano in mille modi, dalla falsa informazione ad un fascismo sempre più subdolo, che piano piano ci spegne come un cancro che non possiamo vedere. E allora io non so davvero per cosa sia giusto lottare, se sia utile, e a chi, sprecare tanta energia per cercare di risvegliare le coscienze, quando faccio tanta fatica per mantenere sveglia persino la mia, di coscienza! Ecco, ascoltando Salvatore Borsellino domenica scorsa, ho pensato soprattutto a questo. Mi sono chiesta a che cosa sia servita la guerra di Falcone e Borsellino se adesso, 16 anni dopo, siamo a questi ignobili risultati. Ma voi la conoscete la storia di De Magistris? C’è qualcuno che sa che le notizie dei telegiornali, dei giornali e delle radio di questi giorni sono tutte balle abnormi? Io vi consiglio di andarvi a leggere l’intervento di Travaglio sul blog di Beppe Grillo che spiega bene tutta la vicenda : http://www.beppegrillo.it/2008/12/passaparola_lun_8/index.html?s=n2008-12-08 Quanto ha ragione Salvatore Borsellino nel dire che abbiamo un gran bisogno di eroi! Fortuna che qualche eroe nella storia c’è stato davvero e l’abbiamo avuto anche noi. Per concludere, De Magistris non è riuscito ad arrivare perché ha perso l’aereo (inutile citare la compagnia….): era allora in programma un suo intervento attraverso skype ma non è stato possibile neanche questo, anche se non ci è stata data una spiegazione concreta. L’ipotesi che ci hanno dato è che, dato che ogni sua parola in questo momento viene strumentalizzata dai media, ha preferito tacere. Direi che come esempio di “giustizia scomparsa” –e paese antidemocratico- sia stato perfetto.
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16:39
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sabato, novembre 22, 2008
"L' ineluttabilità della sopraffazione che si ripete nei secoli"
(da Rai educational "Art News")

I bari - Caravaggio, 1594
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11:13
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venerdì, novembre 14, 2008
Era da un po’ di tempo che mi chiedevo come mai i mafiosi al governo non tramassero ancora contro la libertà che circola su internet.
Ecco giustificati i miei timori.
Siamo in un Paese dove vige la dittatura ma possibile che non riusciamo ad opporci alle più vergognose leggi anticostituzionali?
Questo è solo un esempio, ovviamente. So bene che ci sono anche molte altre cose importanti ma questo è un vero tentativo di censura : vogliono tapparci la bocca.
Io mi oppongo, mi indigno, mi schifo…..
Basta con la mafia al governo.

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09:09
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giovedì, novembre 06, 2008

Mi sembra un tantino ingenuo, oltre che avventato, riporre tanta fiducia e speranza in Barack Obama. Non che io sperassi nella vincita di McCain, naturalmente : per quanto mi riguarda non spero più nella vincita di nessuno, nel senso che non ho nessuna fiducia nella politica. Non credo alla politica.
Ma credo sia assurdo pensare che con la vincita di Obama il mondo sia arrivato finalmente alla sua soluzione, alla panacea del Male che lo sovrasta.
La vincita di Obama denota solo il livello di saturazione della gente, il bisogno di cambiamento, il bisogno di sperare appunto in quel cambiamento : cambiamento che non avverrà mai, se non in peggio. Insomma, è un po’ come se gli italiani arrivassero al punto di essere talmente sfiduciati dalla sinistra (?) da dover per forza riporre “la speranza” in un nuovo governo fascista…
E’ naturale che si cerchi di scegliere qualcosa di diverso, che si vada un po’ alla cieca anche.
E poi immagino che gli americani siano ancora più fiduciosi in questo loro nuovo Presidente soprattutto perché è nero. Come non commuoversi davanti a questo fatto? Come non ricordare e magari mettere a confronto o addirittura in rapporto, Martin Luther King e i suoi sogni a causa dei quali è stato assassinato?
Ma per quanto poco io ne sappia di questo Obama, qualcosa mi dice che non c’entri proprio niente con i sogni del passato : troppo moderno lui e troppo anacronistico credere ancora in quei sogni.
E poi Obama è un avvocato : sono più propensa ad immaginarmelo come squalo che come pacifista.
Io credo sia passato anche il tempo per la speranza, che non sia più possibile avere fiducia in niente. Trovo che i sogni e i grandi ideali del passato siano tutti superati e non certo perché siano stati realizzati ma proprio perché non essendo stati concretizzati quando il momento era più fertile, non sarà possibile realizzarli tanto meno ora, in periodi così aridi e incerti.
Ma io sono una pessimista, di questo ormai non c’è dubbio….
Beati i puri di cuore perché vedranno dio (!).
ilparadisoallimprovviso alle ore
11:02
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domenica, novembre 02, 2008
La rabbia
di Pier Paolo Pasolini
"Il razzismo come cancro morale dell'uomo moderno, e che, appunto come il cancro, ha infinite forme. E' l'odio che nasce dal conformismo, dal culto della istruzione, dalla prepotenza della maggioranza. E' l'odio per tutto ciò che e' diverso, per tutto ciò che non rientra nella norma, e che quindi turba l'ordine borghese. Guai a chi è diverso! questo il grido, la formula, lo slogan del mondo moderno. Quindi odio contro i negri, i gialli, gli uomini di colore: odio contro gli ebrei, odio contro i figli ribelli, odio contro i poeti. "
Fonte: http://www.pasolini.net/cinema_rabbia.htm
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11:34
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mercoledì, ottobre 22, 2008
Fascisti: padri e figli Signor Pasolini, perché tante giovani menti vengono attratte dal pericolo dell’idea fascista? Vivendo in una società di giovani, noi ci poniamo questa domanda e non sappiamo rispondere.
Le racconto un caso personale, un esempio. n. 36 a. XVII, 6 settembre 1962 Fonte: http://www.pasolini.net/saggistica_bellebandiere_fascismo.htm
Michele Brucculeri, Daniele Squinzani – Torino
Lei forse saprà o immaginerà come la mia vita sia funestata da una serie di doveri inutili. Un rispondere a vuoto a domande fatte a vuoto. Il vivere cioè in parte nel mondo della pseudo-cultura, o come dice più esplicitamente la mia amica EIsa Morante, dell’irrealtà.
Devo questo alla parte pubblica della mia vita: a quel tanto di me che non mi appartiene, e che è divenuto come una maschera da Nuovo Teatro dell’Arte; un mostro che deve essere quello che il pubblico vuole che sia. Io cerco di lottare, donchisciottescamente, contro questa fatalità che mi toglie a me stesso, mi rende automa da rotocalco, e finisce poi per riflettersi su me stesso, come una malattia. Ma pare che non ci sia nulla da fare. Il successo è, per una vita morale e sentimentale, qualcosa di orrendo, e basta.
Molti, troppi giornalisti hanno finito col rappresentare, un po’ alla volta, questo mondo nemico che vuole che i suoi personaggi siano come lui crede che siano. E, un po’ alla volta, ho finito col provare, verso di loro, una specie di rancore, di risentimento oscuro, di patologica irritazione; solo la vista di un’edicola, in certi momenti della giornata, può farmi star male.
Bene, questo è un preambolo. Avrei potuto tenerlo anche per me, è vero. Ma lei mi comprenda.
Munito di questa prevenzione, di questa avversione sorda e dolorosa, non avrei voluto farmi intervistare, alcune settimane fa, per un rotocalco molto diffuso. Ho resistito a lungo. Poi ho ceduto, un po’ per debolezza (non sono capace di ostinarmi a negare un favore), un po’ per ingenuità (mi illudo sempre che le cose possano andar meglio di quanto si prevede per esperienza). Così mi sono fatto intervistare da una giornalista: una signora ancora giovane, un po’ pallida, ma dura di lineamenti: una tipica donna che viene dalla provincia e vive sola, del suo lavoro.
Ne ho avuto un’impressione buona: e non potevo tradire il rispetto che provavo per lei, dandole un’intervista di maniera, calcolata, fredda. Ho chiacchierato come con un’amica. Era anche il mio primo giorno di vacanza, dopo il lungo lavoro del doppiaggio di Mamma Roma: ero abbastanza di buon umore. Sono andato a prenderla a casa sua, in un bianco e bruciante lungotevere, siamo corsi festosamente per la via del Mare, verso Ostia, abbiamo fatto il bagno, in quella pace che è quasi un frastuono dei giorni più puri dell’estate. E abbiamo chiacchierato, un po’ di tutto, di letteratura, di cinema, di noi. Per quanto mi consentiva la mia eterna timidezza, io cercavo di essere del tutto sincero con lei: e lo ero senza fatica, in realtà. Forse perché lei conosceva il suo mestiere, come un buon medico, un buon avvocato: che sanno ascoltare e farti dire, quasi col silenzio, quello che è necessario tu dica. Io me ne rendevo conto, e lo rispettavo, quel suo mestiere: era un titolo di merito, per lei, di fronte a me.
Anche lei, del resto, mi parlava di se stessa, dei suoi problemi: la storia del suo matrimonio, la storia del suo lavoro: e suo figlio.
Ecco, suo figlio, un adolescente di quattordici o quindici anni, nato da un matrimonio felice-infelice, e ora solo con lei: un figlio fascista.
Perché era fascista? Forse per protesta contro di lei: l’eterna polemica dei figli contro i genitori, quando i genitori, in qualche modo, sono oggetto di una elementare ed inconscia condanna morale. O forse perché abbandonato a se stesso per molti mesi, con una governante indifferente, in un quartiere perbene della città, con compagni di scuola ricchi e stupidi e, praticamente, tutti fascisti. Una serie di concomitanze. Per creare questo fatto assurdo, doloroso: da far stringere i pugni di rabbia, da far venire un nodo alla gola per l’esasperazione.
Lei, la madre, era preoccupata: come di un piccolo. dramma familiare e sociale. Mi diceva che stava lottando, col figlio, cercando di non prevaricare, di non ricattarlo in nome dell’autorità di madre o dell’esperienza. Era difficile, insomma. L’aveva portato a vedere All’armi siam fascisti [1], e, sperava, non senza qualche buon risultato. Il duce, almeno, era apparso al ragazzo come una figura un po’ pazzesca e ridicola.
Poi il discorso sul figlio cadde, secondo la souplesse mondana di colloqui del genere, e passammo ad altro.
Così quella ragazza dal volto nudo e duro, scomparve, con la prima giornata di vacanza dell’estate, dalla mia complicata esistenza.
Qualche settimana dopo, uscì il suo pezzo sul rotocalco. Era quanto di più offensivo si potesse scrivere nei miei riguardi: offensivo perché scritto non dal solito imbecille che mi detesta in nome dei suoi padroni reali o immaginari, ma da una persona educata, civile, a un livello giornalistico buono. Mi offendeva il fatto di veder ribaditi, da quella persona che mi era parsa rispettabile, tutti i luoghi comuni che persone indegne di ogni rispetto hanno accumulato su me, per farne quella maschera da Nuovo Teatro dell’Arte che dicevo: le «esperienze violente», la «poesia maudite», l’abilità affaristica, la gratuità dell’uso del dialetto e del gergo. Giudizi da provinciale e da ignorante, che, quasi per inerzia, la mia amica di un giorno ha ripetuto con l’ebbrezza che dà l’ammiccare attraverso il luogo comune con dei sordidi complici.
Ecco un’operazione fascista: ma fascista nel fondo, nei ripostigli più segreti dell’anima. L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.
In fondo, il figlio è meno fascista della madre: o, almeno, nel suo fascismo c’è qualcosa di nobile, di cui egli stesso non può essere certamente conscio: una protesta, una rabbia. Nella sua onestà di adolescente, egli capisce che il mondo in cui vive è, nel fondo, atroce: e vi si scaglia contro, con la forza dello scandalo che dà a un ragazzo la sua idea del fascismo. Il fascismo della madre invece è cedimento morale, complicità con la manipolazione artificiale delle idee con cui il neocapitalismo sta formando il suo nuovo potere.
Confesso che ho provato un momento di rabbia quasi poetica, contro quella madre. E mi è venuto fatto di pensare che quel figlio fascista lei se lo meritava, era giusto: era una fatalità che aveva in sé un equilibrio perfetto tra il dare e l’avere. E anzi, mi è venuto anche l’impeto, subito represso, perché infine cattivo, di scrivere un epigramma; un epigramma con cui augurare ai miei nemici borghesi dei figli fascisti. Che vi vengano figli fascisti - questa la nuova maledizione - figli fascisti, che vi distruggano con le idee nate dalle vostre idee, l’odio nato dal vostro odio.
ilparadisoallimprovviso alle ore
09:21
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